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Legge 297 del 29 maggio 1982


Disciplina del trattamento di fine rapporto e norme in materia pensionistica («Gazzetta Ufficiale» 31 maggio 1982, n. 147)


Legge 29 maggio 1982, n. 297

Art. 1
Modifiche di disposizioni del codice civile

L’articolo 2120 del codice civile è sostituito dal seguente:

«Art. 2120

- (Disciplina del trattamento di fine rapporto). –

In ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto ad un
trattamento di fine rapporto.

Tale trattamento si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non
superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5. La quota è
proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di
mese uguali o superiori a 15 giorni.

Salvo diversa previsione dei contratti collettivi la retribuzione annua, ai fini del comma precedente,
comprende tutte le somme, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte in
dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e con esclusione di quanto è corrisposto
a titolo di rimborso spese.

In caso di sospensione della prestazione di lavoro nel corso dell’anno per una delle cause di cui
all’articolo 2110, nonché in caso di sospensione totale o parziale per la quale sia prevista
l’integrazione salariale, deve essere computato nella retribuzione di cui al primo comma
l’equivalente della retribuzione a cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale
svolgimento del rapporto di lavoro.

Il trattamento di cui al precedente primo comma, con esclusione della quota maturata nell’anno, è
incrementato, su base composta, al 31 dicembre di ogni anno, con l ’applicazione di un tasso
costituito dall’1,5 per cento in misura fissa e dal 75 per cento dell’aumento dell’indice dei prezzi al
consumo per le famiglie di operai e impiegati, accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre
dell’anno precedente.

Ai fini della applicazione del tasso di rivalutazione di cui al comma precedente per frazioni di anno,
l’incremento dell’indice ISTAT è quello risultante nel mese di cessazione del rapporto di lavoro
rispetto a quello di dicembre dell’anno precedente. Le frazioni di mese uguali o superiori a quindici
giorni si computano come mese intero.

Il prestatore di lavoro, con almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, può
chiedere, in costanza di rapporto di lavoro, una anticipazione non superiore al 70 per cento sul
trattamento cui avrebbe diritto nel caso di cessazione del rapporto alla data della richiesta.

Le richieste sono soddisfatte annualmente entro i limiti del 10 per cento degli aventi titolo, di cui al
precedente comma, e comunque del 4 per cento del numero totale dei dipendenti.

La richiesta deve essere giustificata dalla necessità di:
a) eventuali spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti
strutture pubbliche;
b) acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, documentato con atto notarile.

L’anticipazione può essere ottenuta una sola volta nel corso del rapporto di lavoro e viene detratta, a
tutti gli effetti, dal trattamento di fine rapporto.

Nell’ipotesi di cui all’articolo 2122 la stessa anticipazione è detratta dall’indennità prevista dalla
norma medesima.

Condizioni di miglior favore possono essere previste dai contratti collettivi o da patti individuali. I
contratti collettivi possono altresì stabilire criteri di priorità per l’accoglimento delle richieste di
anticipazione» (1).

L’articolo 2121 del codice civile è sostituito dal seguente:

«Art. 2121

– (Computo dell’indennità di mancato preavviso) –

L’indennità di cui all’articolo 2118 deve calcolarsi computando le provvigioni, i premi di
produzione, le partecipazioni agli utili o ai prodotti ed ogni altro compenso di carattere
continuativo, con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese.

Se il prestatore di lavoro è retribuito in tutto o in parte con provvigioni, con premi di produzione o
con partecipazioni, l’indennità suddetta è determinata sulla media degli emolumenti degli ultimi tre
anni di servizio o del minor tempo di servizio prestato.

Fa parte della retribuzione anche l’equivalente del vitto e dell’alloggio dovuto al prestatore di
lavoro».

L’articolo 2776 del codice civile è sostituito dal seguente:

«Art. 2776

– (Collocazione sussidiaria sugli immobili). –

I crediti relativi al trattamento di fine rapporto nonché all’indennità di cui all’articolo 2118 sono
collocati sussidiariamente, in caso di infruttuosa esecuzione sui mobili, sul prezzo degli immobili,
con preferenza rispetto ai crediti chirografari.

I crediti indicati dagli articoli 2751 e 2751–bis, ad eccezione di quelli indicati al precedente comma,
ed i crediti per contributi dovuti a istituti, enti o fondi speciali, compresi quelli sostitutivi o
integrativi, che gestiscono forme di assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i
superstiti, di cui all’articolo 2753, sono collocati sussidiariamente, in caso di infruttuosa esecuzione
sui mobili, sul prezzo degli immobili, con preferenza rispetto ai criteri chirografari, ma dopo i
crediti indicati al primo comma.

I crediti dello Stato indicati dal terzo comma dell’articolo 2752 sono collocati sussidiariamente, in
caso di infruttuosa esecuzione sui mobili, sul prezzo degli immobili, con preferenza rispetto ai
crediti chirografari, ma dopo i crediti indicati al comma precedente».

(1) l’art. 7 della legge 8-3-2000, n. 53 prevede: “Anticipazione del trattamento di fine rapporto - 1. Oltre che nelle
ipotesi di cui all’articolo 2120, comma 8, del codice civile, il trattamento di fine rapporto può essere anticipato ai fini
delle spese da sostenere durante i periodi di fruizione dei congedi di cui all’articolo 7, comma 1, della legge 30
dicembre 1971, n. 1204, come sostituito dall’articolo 3, comma 2, della presente legge, e di cui agli articoli 5 e 6 della
presente legge. L’anticipazione è corrisposta unitamente alla retribuzione relativa al mese che precede la data di inizio
del congedo. Le medesime disposizioni si applicano anche alle domande di anticipazioni per indennità equipollenti al
trattamento di fine rapporto, comunque denominate, spettanti a lavoratori dipendenti di datori di lavoro pubblici e
privati”.

Omissis.

Art. 2

Fondo di garanzia

È istituito presso l’istituto nazionale della previdenza sociale il «Fondo di garanzia per i trattamento
di fine rapporto» con lo scopo di sostituirsi al datore di lavoro in caso di insolvenza del medesimo
nel pagamento del trattamento di fine rapporto, di cui all’articolo 2120 del codice civile, spettante ai
lavoratori o loro aventi diritto.

Trascorsi quindici giorni dal deposito dello stato passivo, reso esecutivo ai sensi dell’articolo 97 del
regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, ovvero dopo la pubblicazione della sentenza di cui all’articolo
99 dello stesso decreto, per il caso siano state proposte opposizioni o impugnazioni riguardanti il
suo credito, ovvero dalla pubblicazione della sentenza di omologazione del concordato preventivo,
il lavoratore o i suoi aventi diritto possono ottenere a domanda il pagamento, a carico del fondo, del
trattamento di fine rapporto di lavoro e dei relativi crediti accessori, previa detrazione delle somme
eventualmente corrisposte.

Nell’ipotesi di dichiarazione tardiva di crediti di lavoro di cui all’articolo 101 del regio decreto 16
marzo 1942, n. 267, la domanda di cui al comma precedente può essere presentata dopo il decreto di
ammissione al passivo o dopo la sentenza che decide il giudizio insorto per l’eventuale
contestazione del curatore fallimentare.

Ove l’impresa sia sottoposta a liquidazione coatta amministrativa la domanda può essere presentata
trascorsi quindici giorni dal deposito dello stato passivo, di cui all’articolo 209 del regio decreto 16
marzo 1942, n. 267, ovvero, ove siano state proposte opposizioni o impugnazioni riguardanti il
credito di lavoro, dalla sentenza che decide su di esse.

Qualora il datore di lavoro, non soggetto alle disposizioni del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267,
non adempia, in caso di risoluzione del rapporto di lavoro, alla corresponsione del trattamento
dovuto o vi adempia in misura parziale, il lavoratore o i suoi aventi diritto possono chiedere al
fondo il pagamento del trattamento di fine rapporto, sempreché, a seguito dell’esperimento
dell’esecuzione forzata per la realizzazione del credito relativo a detto trattamento, le garanzie
patrimoniali siano risultate in tutto o in parte insufficienti. Il fondo, ove non sussista contestazione
in materia, esegue il pagamento del trattamento insoluto.

Quanto previsto nei commi precedenti si applica soltanto nei casi in cui la risoluzione del rapporto
di lavoro e la procedura concorsuale od esecutiva siano intervenute successivamente all’entrata in
vigore della presente legge.

I pagamenti di cui al secondo, terzo, quarto e quinto comma del presente articolo sono eseguiti dal
fondo entro 60 giorni dalla richiesta dell’interessato. Il fondo è surrogato di diritto al lavoratore o ai
suoi aventi causa nel privilegio spettante sul patrimonio dei datori di lavoro ai sensi degli articoli
2751–bis e 2776 del codice civile per le somme da esso pagate.

Il fondo, per le cui entrate ed uscite è tenuta una contabilità separata nella gestione
dell’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione, è alimentato con un contributo a carico dei
datori di lavoro pari allo 0,03 per cento della retribuzione di cui all’articolo 12 della legge 30 aprile
1969, n. 153, a decorrere dal periodo di paga in corso al 1° luglio 1982. Per tale contributo si
osservano le stesse disposizioni vigenti per l’accertamento e la riscossione dei contributi dovuti al
Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti. Le disponibilità del fondo di garanzia non possono in
alcun modo essere utilizzate al di fuori della finalità istituzionale del fondo stesso. Al fine di
assicurare il pareggio della gestione, l’aliquota contributiva può essere modificata, in diminuzione o
in aumento, con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il
Ministro del tesoro, sentito il consiglio di amministrazione dell’INPS, sulla base delle risultanze del
bilancio consuntivo del fondo medesimo (1).

Il datore di lavoro deve integrare le denunce previste dall’articolo 4, primo comma, del decreto–
legge 6 luglio 1978, n. 352, convertito, con modificazione, nella legge 4 agosto 1978, n. 467, con
l’indicazione dei dati necessari all‘applicazione delle norme contenute nel presente articolo nonché
dei dati relativi all’accantonamento effettuato nell’anno precedente ed all’accantonamento
complessivo risultante a credito del lavoratore. Si applicano altresì le disposizioni di cui ai commi
secondo, terzo e quarto dell’articolo 4 del predetto decreto-legge. Le disposizioni del presente
comma non si applicano al rapporto di lavoro domestico.

Per i giornalisti e per i dirigenti di aziende industriali, il fondo di garanzia per il trattamento di fine
rapporto è gestito, rispettivamente, dall’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani
«Giovanni Amendola» e dall’Istituto nazionale di previdenza per i dirigenti di aziende industriali.

(1) Con D.M. 9/2/1988 il contributo è stato elevato allo 0,15% “a decorrere dal periodo di paga in corso al primo del
mese successivo a quello della pubblicazione del presente decreto” (1 marzo 1988).

Art. 3

Norme in materia pensionistica

(Omissis).

Art. 4

Disposizioni finali

Le indennità di cui agli articoli 351, 352, 919 e 920 del codice della navigazione, approvato con
regio decreto 30 marzo 1942, n. 327, sono sostituite dal trattamento di fine rapporto disciplinato
dall’articolo 2120 del codice civile.

Quando a norma del capo IV del titolo IV del codice della navigazione, approvato con regio decreto
30 marzo 1942, n. 327, il trattamento o altra indennità di fine rapporto sono commisurati alla
retribuzione, questa si intende determinata e regolata dai contratti collettivi di lavoro.

La disposizione di cui al sesto comma dell’articolo 2120 del codice civile non si applica alle
aziende dichiarate in crisi ai sensi della legge 12 agosto 1977, n. 675, e successive modificazioni.

Le norme di cui all’articolo 2120 del codice civile e ai commi secondo, terzo, quarto, quinto e sesto
dell’art. 5 della presente legge si applicano a tutti i rapporti di lavoro subordinato per i quali siano
previste forma di indennità di anzianità, di fine lavoro, di buonuscita, comunque denominate e da
qualsiasi fonte disciplinate.

Restano salve le indennità corrisposte alla cessazione del rapporto aventi natura e funzione diverse
da quelle delle indennità di cui al comma precedente.

Resta altresì ferma la disciplina legislativa del trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici.

Il fondo di cui all’articolo 3 del regio decreto-legge 8 gennaio 1942, n. 5, convertito, con
modificazioni, nella legge 2 ottobre 1942, n. 1251, è soppresso.

Le disponibilità del fondo di cui al precedente comma sono devolute ai datori di lavoro aventi
diritto, proporzionalmente agli accantonamenti effettuati a norma di legge. Le modalità di
liquidazione delle disponibilità anzidette sono stabilite con decreto del Ministro del Lavoro e della
previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro.

Sono abrogati gli articoli 1 e 1-bis del decreto–legge 1° febbraio 1977, n. 12, convertito con
modificazioni, nella legge 31 marzo 1977, n. 91.

Sono abrogate tutte le altre norme di legge o aventi forza di legge che disciplinano le forme di
indennità di anzianità, di fine rapporto e di buonuscita, comunque denominate.

Sono nulle e vengono sostituite di diritto dalle norme della presente legge tutte le clausole dei
contratti collettivi regolanti la materia del trattamento di fine rapporto.

Nei casi in cui norme di legge o aventi forza di legge o clausole di contratti collettivi facciano
richiamo agli istituti indicati al precedente decimo comma o alle fonti regolatrici di essi, il richiamo
deve intendersi riferito al trattamento di fine rapporto di cui all’articolo 1 della presente legge.

Art. 5

Disposizioni transitorie

L’indennità di anzianità che sarebbe spettata ai singoli prestatori di lavoro in caso di cessazione del
rapporto all’atto dell’entrata in vigore della presente legge è calcolata secondo la disciplina vigente
sino a tale momento e si cumula a tutti gli effetti con il trattamento di cui all’articolo 2120 del
codice civile. Si applicano le disposizioni del quarto e quinto comma dell’articolo 2120 del codice
civile.

A parziale deroga del secondo e terzo comma dell’articolo 2120 del codice civile, gli aumenti
dell’indennità di contingenza o di emolumenti di analoga natura, maturati a partire dal 1° febbraio
1977 e fino al 31 maggio 1982, sono computati nella retribuzione annua utile nelle seguenti misure
e scadenze:
25 punti a partire dal 1° gennaio 1983;
ulteriori 25 punti a partire dal 1° luglio 1983;
ulteriori 25 punti a partire dal 1° gennaio 1984;

ulteriori 25 punti a partire dal 1° luglio 1984;
ulteriori 25 punti a partire dal 1° gennaio 1985;
ulteriori 25 punti a partire dal 1° luglio 1985;
i residui punti a partire dal 1° gennaio 1986.

In caso di risoluzione del rapporto di lavoro anteriormente all’anno 1986, gli aumenti dell’indennità
di contingenza o di emolumenti di analoga natura maturati a partire dal 1° febbraio 1977 e fino al
31 maggio 1982 e non ancora computati a norma del comma precedente, sono corrisposti in
aggiunta al trattamento di fine rapporto maturato.

Fino al 31 dicembre 1989, e salvo disposizioni più favorevoli dei contratti collettivi, nei confronti
dei lavoratori che all’atto dell’entrata in vigore della presente legge fruiscono dell’indennità di
anzianità in misura inferiore a quella prevista dalla legge 18 dicembre 1960, n. 1561, le misure
espresse in ore o giorni indicate dai contratti collettivi per l’indennità di anzianità sono commisurate
proporzionalmente all’importo della retribuzione di ciascun anno divisa per 13,5.

Entro la data di cui al comma precedente tutte le categorie di lavoratori debbono fruire del
trattamento previsto dall’articolo 1 della presente legge.

Le disposizioni di cui ai precedenti quarto e quinto comma si applicano anche al personale
navigante con le qualifiche di «sottoufficiale» e di «comune».

È riaperto, fino al 31 maggio 1982, il termine stabilito nell’articolo 23 del decreto-legge 8 aprile
1974, n. 95, convertito, con modificazioni, nella legge 7 giugno 1974, n. 216, per il versamento
degli accantonamenti e per l’adeguamento dei contratti di assicurazione e capitalizzazione di cui al
decreto-legge 8 gennaio 1942, n. 5, convertito, con modificazioni, nella legge 2 ottobre 1942, n.
1251.

Per l’anno 1982 l’incremento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e di
impiegati del mese di dicembre è quello risultante rispetto all’indice del mese di maggio.

La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e
dei decreti della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stat


 




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